La storia che vogliamo

15 Febbraio 2020

Questa non è una mozione. È la storia che vogliamo e che stiamo scrivendo. A giugno dell’anno scorso è nata una idea, spinta da molte persone che chiedevano di “fare qualcosa” davanti a vent’anni di mal governo leghista e al rischio di restare immobili anche questa volta. Abbiamo organizzato quindi un percorso di ascolto nelle 7 province della Regione Veneto. Non sapevamo dove saremmo arrivati.

Non sapevamo che tante donne e uomini ci avrebbero seguito con entusiasmo nell’idea di costruire ‘il Veneto che Vogliamo’. Siamo partiti dall’ascolto perché siamo convinti che prima di elaborare una qualsiasi strategia politica bisogna partire dai bisogni delle persone e delle comunità locali. Un mare di lucciole resistenti in territori con una netta predominanza di un partito come la Lega, oramai sempre più vocato a conservare il proprio potere, cavalcare e strumentalizzare temi nazionali dimenticando nella maggioranza dei casi le specificità e le esigenze territoriali. Abbiamo ascoltato il grido di dolore di tante periferie che vedono i servizi socio sanitari tagliati o privatizzati, come se non pagassimo le tasse e ci dovessimo sentire in colpa a dire che il nostro servizio sanitario sta diventando ogni giorno meno efficiente e costoso solo perché quelli di altre Regioni funzionano peggio. Abbiamo sentito parlare di qualità dell’aria e dell’acqua, di territori montani che si sentono abbandonati, di mancati investimenti sui trasporti pubblici, di giovani che se ne vanno fuori regione perché qui non trovano un approdo lavorativo all’altezza delle loro aspettative. Avevamo capito cosa si doveva fare. Unire i punti, unire tutte queste lucciole, comune per comune, provincia per provincia, per arrivare a riprendere una Regione che va radicalmente cambiata. Dovevamo costruire un progetto politico ampio, generoso, alternativo, concreto e reale, che mettesse al centro i contenuti, i temi e la capacità di far accadere le cose. Dovevamo costruire un progetto di futuro per una regione più equa, pulita, sana e innovativa da lasciare ai nostri figli. E così abbiamo fatto. Ci siamo organizzati.

E abbiamo convocato tutte e tutti insieme gli attivisti che hanno aderito al Veneto che Vogliamo. Questa non è una mozione, è un appello a tutte le forze democratiche, progressiste ed ecologiste e tutte le cittadine e cittadini veneti di buona volontà.

Diciamo da tempo che serve un cambio di passo sui contenuti e sulla figura che dovrà guidare un’ampia coalizione che possa sfidare seriamente la Lega alle prossime elezioni regionali.

Abbiamo sostenuto da lungo tempo l’idea di un candidato Presidente civico capace di mettere le idee al servizio di un progetto di governo. Un nome per avvicinare mondi diversi e costruire un progetto unitario perché le persone sono stanche delle divisioni e della litigiosità. Una persona che sappia mettersi a servizio di un progetto di partecipazione civica e politica e che riporti le persone a votare per il cambiamento e ad impegnarsi perché questo si attui dopo il voto. Parliamo quindi a tutto il centro sinistra e a tutte le altre forze politiche e sociali, e a quelle cittadine e cittadini che vogliono dare un governo alternativo al Veneto, rispondendo alla volontà espressa più volte di riconoscere il valore di movimenti come il nostro capaci di costruire e praticare nuove idee, nuove relazioni, nuovo entusiasmo. Battere la Lega significa andare oltre le proprie identità di appartenenza per un progetto largo, coeso, unitario e concreto.

Ieri il Partito Democratico ha sostenuto questo cambio di passo. Una scelta importante frutto di una discussione interna che ha dimostrato di sapersi mettere in linea con il cambiamento che questa Regione merita.

Parliamo inoltre a tutte quelle forze che si possono sentire rappresentate da un metodo, dai contenuti e da persone credibili. Parliamo ai movimenti di piazza esplosi in questi ultimi mesi e anni come le Sardine - determinanti nel voto in Emilia Romagna - o i Fridays For Future, o i nuovi movimenti femministi, per continuare un dialogo fecondo che nessuno deve però egemonizzare, per lasciarli liberi di incarnare e produrre quel cambiamento a cui tutti noi dobbiamo tendere.

Parliamo alle cittadine e i cittadini che non vogliono piu’ rassegnarsi a sopportare o lamentarsi di ciò che non va nella Regione dove abitano, ma vogliono unirsi agli altri per cambiarla tutte e tutti insieme per il meglio, al di là delle divisioni precostituite, e renderla un posto migliore.

A partire da queste premesse il nostro movimento civico e popolare chiede oggi ad Arturo Lorenzoni di mettere a disposizione il suo profilo per la costruzione di una coalizione ampia che sia antifascista, democratica, progressista, ecologista: che metta al centro dell’attenzione la questione femminile; che presti attenzione alla riduzione dei costi della politica, che parli di investimenti sulla sanità pubblica bloccandone quindi la privatizzazione; che dedichi maggiore attenzione all’ambiente bloccando il consumo di suolo e fermando l’attacco alla montagna e ripristinando una qualità dell’aria accettabile; che si impegni per mettere fine all’emergenza climatica; che porti avanti investimenti in trasporti pubblici efficienti; che attui politiche del lavoro che mettano al centro la valorizzazione e la sicurezza del lavoro (combattendo la piaga delle morti bianche); che sappia valorizzare le idee innovative, così da trattenere i nostri giovani nella Regione dove sono nati o cresciuti; che sappia integrare coloro che si sono uniti a noi venendo da lontano per necessità o scelta, facendo del Veneto la loro nuova terra; che sappia valorizzare i nostri 500 e piu’ Comuni e sperimentare nuove forme di partecipazione democratica, che mettano al centro le cittadine e i cittadini e la loro capacità di decidere sul bene comune.

Parliamo, in definitiva, di una coalizione popolare, civica e politica che sappia attuare scelte in netta controtendenza rispetto alle politiche leghiste. C’è bisogno di ritrovare le nostre comunità, di prestare attenzione ai territori (specialmente quelli periferici) dopo anni di mal governo all’insegna dell’egoismo che hanno portato il Veneto a perdere sinora il treno dell’innovazione e di una transizione ecologica capace di unire giustizia sociale e prosperità condivisa con il rispetto dell’ambiente e delle persone.

Ci impegniamo a interloquire nei prossimi giorni con tutte le altre forze del centro sinistra che si sentono rappresentante da un metodo, un nome e un programma di cambiamento.

Dobbiamo farlo rapidamente, perché il Veneto che Vogliamo ci aspetta. E lo dobbiamo costruire tutte e tutti assieme.

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