Un'integrazione del reddito alle fasce più colpite dall'emergenza Coronavirus

30 Aprile 2020

La Regione deve fare a sua parte perché nessuno rimanda indietro, in particolare in questo primo maggio.

In questo primo maggio particolare, in piena emergenza coronavirus, ci rivolgiamo con questa proposta ai lavoratori e alle lavoratrici che faticano ad arrivare a fine mese.

La sconcertante notizia che negli ultimi 2 mesi, dal 18 febbraio al 21 aprile, in Veneto siano stati cancellati 50.000 posti di lavoro dipendente – il 3% dell’occupazione – ci dicono quanto ancora resti da fare in difesa del lavoro e della sua dignità. E nei prossimi mesi ci aspetta con ogni probabilità un ulteriore peggioramento. La crisi economica che seguirà l’emergenza coronavirus non deve essere pagata dai più giovani, spesso con contratti precari. In particolare oggi, tutte le imprese devono essere messe nelle condizioni di ripartire in sicurezza, perché solo così si riconoscono i diritti sanciti dalla nostra costituzione, quelli di garantire la libertà di impresa quando non reca danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Nella necessità che il Governo nazionale estenda il Reddito di Cittadinanza per raggiungere tutti coloro che sono esclusi dagli ammortizzatori sociali come primo passaggio verso un Reddito di Base Universale, anche la Regione Veneto può e deve fare la sua parte.

Serve un intervento veloce e significativo da parte della Regione ad integrazione del reddito delle fasce più colpite. Non basta la cassa integrazione in deroga, misura importantissima, e servono misure specifiche per non lasciare nessuno indietro, soprattutto chi ha un contratto precario.

Sicuramente positiva l’apertura del “Fondo di emergenza per i nuclei singoli o familiari colpiti dall’emergenza del virus Covid-19”, ma riteniamo estremamente insufficiente il suo finanziamento.

Chiediamo, inoltre, che la nostra Regione si impegni per riorientare le politiche di promozione dell’occupazione e l’attività formativa, importantissime competenze regionali, per recuperare i posti di lavoro che l’emergenza sanitaria sta portando via nel segno della green economy. Vogliamo costruire un modello di sviluppo che vede nell’ambiente un alleato dell’economia e non un ostacolo.

L’emergenza sanitaria ci ha messo di fronte alla insostenibilità di un sistema produttivo basato sullo sfruttamento al massimo delle risorse naturali, oltre che dei lavoratori. Se vogliamo uscire dalla crisi (tanto sanitaria quanto occupazionale) è necessario un cambio di rotta radicale.

Condividi questa pagina