Cambiare sistema: basta consumo di suolo, salvaguardiamo le aree di valore paesistico-naturale

16 Giugno 2020

Il Consiglio Regionale sta per votare il Piano Territoriale di Coordinamento Regionale. Lo fa cancellando di fatto 50 aree di elevato valore paesistico-ambientale destinate a parco, oasi protette, zone umide e ecosistemi naturali. Le inondazioni delle ultime settimane ci dicono che dobbiamo cambiare direzione per contenere gli effetti del cambiamento climatico e consumare meno suolo.

E invece la Regione Veneto è fanalino di coda, come testimoniato dall’ultimo rapporto sul consumo di suolo ISPRA (Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia).

In ogni Piano regionale che si rispetti devono esserci prescrizioni capaci di sostenere i comuni e i loro sindaci nell’opera di salvaguardia del territorio. Quando da cittadini e cittadine ci troviamo di fronte nuovo consumo di suolo dobbiamo ricordarci che i Comuni hanno spesso le mani legate perché è la Regione che ha la competenza di guidare un piano urbanistico capace di tutelare le future generazioni e ridurre i rischi per quelle esistenti.

Il programma che stiamo costruendo è chiaro su questo: proponiamo di mantenere le perimetrazioni e le norme di salvaguardia delle aree che, insieme ai piccoli e grandi centri storici, rappresentano la più grande ricchezza del Veneto anche sotto il profilo economico e che l’attuale giunta Zaia si appresta a cancellare. Si tratta dei più suggestivi paesaggi veneti, oasi naturalistiche, zone umide, riserve naturali, le aree suscettibili di diventare Parchi Regionali come il Parco fluviale del medio Brenta, che vanno riconfermati con le relative prescrizioni che hanno garantito fino ad oggi di preservarle dagli attacchi della speculazione e dell’insensibilità ambientale.

I cittadini Veneti non sono stati in silenzio: ci sono state ben 24.000 le osservazioni al piano depositante da privati, aziende, associazioni in questi anni e oltre 160 i comitati coinvolti. Non possiamo permettere che tutto questo lavoro sia buttato al vento. Serve subito invertire la rotta.

Alcuni dati dal rapporto ISPRA 2019:

• Gli incrementi maggiori, indicati dal consumo di suolo netto in ettari dell’ultimo anno, sono avvenuti nelle regioni Veneto (con 923 ettari in più) seguita dalla Lombardia (+633 ettari).

• Limitandosi al nuovo consumo di suolo, il Veneto è tra le 4 regioni che presentano valori superiori al doppio del dato nazionale sul consumo di suolo pro capite (0,8 m2 /ab).

• Il Veneto è tra le 3 Regioni con la maggiore percentuale di territorio vincolato consumato (9,1%)

• In 15 regioni il suolo consumato supera il 5%, con i valori percentuali più elevati in Lombardia (che supera per la prima volta quota 13%) seguita dal Veneto (12,40%)

• A livello regionale, il Veneto è tra le 3 regioni che presenta i valori più elevati di suolo consumato in aree a pericolosità sismica alta (12,8%)

• Rispetto alle aree litorali, l’incremento di consumo di suolo più alto è registrato in Veneto, con un incremento di quasi l’1% rispetto al 2017.

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