Attacco discriminatorio alle persone trans: l’assessore Donazzan si dimetta

17 Giugno 2020

Al vergognoso attacco dell’assessore Donazzan, in cui sostiene che dietro le persone trans* “c’è il Demonio” diamo una sola risposta: la richiesta delle sue immediate dimissioni. È insopportabile che rimanga nella Giunta Regionale chi esprime un così volgare e discriminatorio messaggio basato su pregiudizi antiscientisti e perfino sulla palese strumentalizzazione della sensibilità religiosa.
Le parole dell’assessore regionale sullo spot di Diesel, interpretato dalla modella canadese Harlow Monroe, transgender dall’età di 16 anni, non hanno alcun rapporto con la realtà.
Secondo l’assessore, quella pubblicità “induce a prendere medicine sbagliate, un farmaco che dovrebbe essere bandito ed è poco rispettosa della fede” e il medicinale porterebbe alla dipendenza.
Non c’è nulla di reale in queste affermazioni, visto che il farmaco in questione serve solo a rallentare la pubertà per concedere tempo all’adolescente in modo che, qualora in età adulta decidesse di cambiare sesso, possa subire un’operazione meno invasiva. In caso contrario, si può interrompere in qualsiasi momento l’assunzione del farmaco stesso.
Il delirio di “presenze demoniache”, “spot gender”, “messaggi inquietanti” dell’assessore all’Istruzione della Regione Veneto prosegue accusando addirittura gli assuntori del farmaco di sottrarre risorse del Servizio Sanitario Nazionale ad altri ammalati e dimostra unicamente quanto retriva, bigotta, manipolatrice, anacronistica e discriminatoria sia la visione culturale di chi esprime queste “posizioni”.
In realtà, l’assessore in questione non è nuova a queste performance intrise del più gretto populismo e la maggioranza di centrodestra che sostiene la giunta Zaia ha fatto la propria parte in Consiglio Regionale bocciando il finanziamento regionale al centro pubblico veneto per il cambio di sesso.
Ed è di questi giorni la notizia che la governatrice leghista Donatella Tesei ha cancellato la delibera che permetteva di effettuare l’aborto farmacologico con la Ru486 senza il ricovero ospedaliero, garantendo alle donne maggiore riservatezza in un momento così drammatico della loro vita. E nella giunta umbra, proprio all’assessorato alla sanità siede una vecchia conoscenza dei veneti: Luca Coletto che ha ricoperto il medesimo incarico nella prima amministrazione Zaia e che sarebbe il proponente della nuova disposizione sull’utilizzo della Ru486 in Umbria.
Pare quasi, insomma, che il Veneto sia in grado di esprimere, sul fronte dei diritti delle donne, della tutela della diversità di genere, della libera scelta per i propri corpi e la propria sessualità, una sorte di “gemmazione perversa” che porta esponenti politici veneti sulle prime pagine dei giornali nazionali per le loro posizioni conservatrici ai limiti dell’irrealtà, accusatori oltre i limiti dell’insulto.
Chi rappresenta veramente un problema? Chi ogni giorno istiga all’odio o chi semplicemente vive la sua sessualità? La regione Veneto non merita odio, razzismo, omofobia. Oggi dentro il Veneto c’è un male assoluto, oscuro che si chiama odio.
Chi vuole un Veneto aperto, sereno, inclusivo non può certo continuare a sostenere chi vuole limitare i diritti delle donne e degli uomini agitando lo spauracchio delle “presenze demoniache”, ma non è neppure accettabile che chi lo fa continui a rappresentare le istituzioni venete.
L’assessore Donazzan si dimetta, subito.

Il coordinamento regionale

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