Variazione di bilancio: 10 proposte concrete perché nessuno rimanga indietro

15 Maggio 2020

Il Consiglio Regionale Veneto ha approvato una variazione al bilancio che prevede alcune risposte all’emergenza. È il primo atto di una manovra che dovrebbe servire a contrastare efficacemente i negativi effetti sociali ed economici della crisi causata dall’epidemia di Coronavirus. Il Veneto che vogliamo, il movimento civico e popolare nato a giugno 2019, propone però fin da subito interventi urgenti, mettendo in luce parallelamente alcune carenze.

“La variazione di bilancio della Regione Veneto – notano i portavoce del movimento Giorgio De Zen e Elena Ostanel – arriva con settimane di ritardo. Altre regioni hannostanziato non decine ma centinaia di milioni di euro già a inizio aprile. Basti pensare ai 320 milioni di euro resi disponibili dalla Regione Emilia Romagna, ai 43 milioni di euro destinati dalla Regione Lazio solo per il sostegno al pagamento degli affitti da parte di famiglie. Per fare un confronto: il Veneto ne ha stanziati 30 volte in meno.

Noi siamo un movimento civico, nasciamo dai territori. E siamo abituati a trovare soluzioni concrete – continua Ostanel – In preparazione della citata nuova manovra della Regione segnaliamo gli interventi a nostro avviso prioritari. Ad oggi nulla di concreto per aiutare le famiglie con l’affitto: in Lombardia vengono date 4 mensilità di affitto per chi ha un ISEE minore di 26.000 euro. Le misure per il settore culturale hanno una dotazione finanziaria ancora insufficiente, mentre la Regione Emilia è giù intervenuta il 16 aprile. Nessun sostegno specifico alle attività turistiche nelle aree montane, in Polesine o Venezia città. La ricostruzione economica non si gestirà a colpi di conferenze stampa spettacolo, serve concretezza e risposte veloci ai cittadini. Per questo le abbiamo messe in fila in questo documento di proposta”.

Insieme ai due portavoce del movimento civico, il candidato presidente del Veneto Arturo Lorenzoni, e i due consiglieri regionali Piero Ruzzante e Cristina Guarda.

“Il fattore tempo è determinante per fronteggiare la crisi economica che sta crescendo dopo i due mesi di fermo del commercio al dettaglio e di parte dell’industria – aggiunge Lorenzoni – Le 10 misure di intervento, in parte già adottate da altre regioni, sono azioni fattibili e indispensabili per aiutare i Veneti a ritrovare il proprio benessere, ma devono essere adottate subito. Altrimenti sarà un’altra occasione mancata per mostrare che la regione può essere di sostegno reale ai cittadini e alle loro attività”.

«Chi ha di più, dia di più. Una prima risposta è arrivata dalle fondazioni bancarie, a cui avevamo chiesto di mettere la benzina per rimettere in moto l’economia, con un’importante apertura del presidente di Cariparo. Ora ragioniamo sui grandi patrimoni privati, la proprietà immobiliare e quindi la questione affitti. Qualcuno dovrebbe farsi un esame di coscienza, è giusto rinunciare a un paio di mensilità per aiutare chi non riesce a pagare il canone. Parliamo di famiglie che hanno perso il lavoro e parliamo di negozianti in crisi», dichiara Ruzzante.

«Famiglia e impresa sembrano trasparenti per la Giunta Zaia. Gli enti sociali, senza una adeguato supporto, rischiano il fallimento: con quali risorse si pensa di aiutare il mondo dell’assistenza dei bimbi e delle persone con disabilità, che dovrà fronteggiare sfide e costi straordianari?», aggiunge Guarda.

«A chi pensa che siamo già fuori dall’emergenza sanitaria, ricordiamo i dati di ieri: 31 morti, di cui 29 nelle case di riposo e 2 negli ospedali, tra le cinque di pomeriggio e le otto di mattina. Serve prudenza anche nella fase due: sbaglia Zaia a forzare sulle riaperture, nella partita sulle linee guida Inail». «I dati più allarmanti arrivano dalle case di riposo, dove il livello di contagio è più alto che nei reparti covid degli ospedali: 6,3% i tamponi positivi tra gli ospiti, 3,4% tra i lavoratori delle case di riposo e delle RSA, contro il 3% del personale dei reparti infettivi e l’1,6% dei lavoratori delle strutture ospedaliere. Per questo abbiamo chiesto una commissione d’inchiesta sulle strutture per anziani», ricordano Ruzzante e Guarda.

“Il ritardo della regione Veneto nell’attuare iniziative, di cui peraltro c’è già copertura economica, non diventi l’occasione per fare il solito scarica barile con il governo – chiude De Zen – è urgente rispondere a tutte le categorie economiche e sociali. Non lasciamo indietro nessuno.

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