La risposta del gruppo tematico scuola all'assessora Donazzan

17 Aprile 2020

COMUNICATO DEL GRUPPO SCUOLA DI “VENETO CHE VOGLIAMO” IN MERITO ALL’INTERVISTA DEL 14.04.2020 DELL’ASSESSORA REGIONALE ELENA DONAZZAN A LAURA BERLINGHIERI DEL MATTINO DI PADOVA

Abbiamo letto l’intervista all’assessora Donazzan che propone “Professori e studenti in aula anche la prossima estate”.

Non siamo qui per difendere tout court la categoria degli insegnanti: crediamo sia sotto gli occhi di tutti che le scuole in questo periodo stanno funzionando perché gli insegnanti hanno messo in campo un’energia e una creatività ancor maggiore, se possibile, di quella che normalmente agiscono nel loro lavoro. Insieme a genitori e alunni stanno tenendo in piedi l’intero sistema scolastico.

Tale intervista dell’assessora ci pare che contenga numerose affermazioni molto gravi da diversi punti di vista.

Innanzitutto si dichiara contraria alla riapertura delle scuole il 1 settembre, come invece proposto dal Ministro competente per dar modo di effettuare un rientro graduale e anticipato di alunni e insegnanti, che possa anche servire a recuperare parzialmente le attività svolte solo in Didattica a Distanza. Questa modalità infatti, pur avendo impegnato i docenti di tutti gli ordini di scuola, dall’infanzia alla secondaria, molto più delle normali attività didattiche in presenza, non ha sicuramente raggiunto la totalità degli alunni e delle alunne, e anche coloro che sono stati pienamente coinvolti, comunque, non hanno potuto usufruire di un vero “fare scuola” nella sua dimensione relazionale, umana, pedagogica, nonostante le svariate forme di generosità e creatività didattica che hanno coinvolto, in modi molto diversi, tutti i docenti italiani.

Quindi non c’è proprio nessuna attività lavorativa contrattualmente prevista da recuperare, come insinua l’assessora regionale: semmai ci sarebbe molto da restituire agli insegnanti per il tempo e l’impegno profuso in misura molto superiore al dovuto: lo sanno bene Dirigenti Scolastici e famiglie.

Poi c’è la questione, altrettanto grave, di sostenere praticabile un rientro a scuola a maggio-giugno, come se dipendesse da un capriccio del Governo e della Ministra all’Istruzione il voler mantenere chiuse le scuole fino a che la gravità dell’epidemia COVID-19 non scenderà sotto livelli gestibili, innanzitutto dal Servizio Sanitario Nazionale.

L’idea di far entrare nelle aule, d’estate, classi e insegnanti, dopo mesi di chiusura forzata nelle abitazioni, appare quantomeno fuori luogo. Forse l’assessora non conosce bene la situazione: al momento i team digitali stanno lavorando anche 30/40 ore alla settimana, per consentire alle scuole di partire con la didattica a distanza, per dialogare con famiglie e docenti e fare formazione sulle piattaforme da usare e sulle scelte metodologiche.

Sui doppi turni con doppio impegno degli stessi docenti e a parità di stipendio, si rasenta il delirio. Emerge perfino il logoro stereotipo dei 3 mesi di vacanza per gli insegnanti . Altra curiosa considerazione “scientifica”: “i bambini si adattano meglio di tanti adulti” sembra riferita all’uso di mascherine per i bambini della primaria in caso di rientro nelle aule tra poche settimane. Forse non si è compreso che, sebbene il decreto governativo scada il 4 maggio, ciò non significa che il Coronavirus sparisca all’istante dal nostro ambiente di vita e notoriamente sono gli umani, piccoli o adulti, l’ospite che alberga questo virus e che albergherà ancora per molti mesi almeno. Da chi occupa una posizione di enorme responsabilità ci preoccupano i toni e i contenuti, che sembrano voler aprire un fronte polemico con tutto il mondo della scuola, ci aspetteremmo proposte realizzabili e un pensiero progettuale in linea con la complessità di quanto sta accadendo. Per questo chiediamo che si apra subito la discussione seria e qualificata sulla scuola a settembre.

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